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Titolo originale: |
The Golden Compass |
Nazione: |
U.S.A. |
Anno: |
2007 |
Genere: |
Avventura, Thriller, Drammatico |
Durata: |
114' |
Regia: |
Chris Weitz |
Sito ufficiale: |
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Cast: |
Nicole Kidman, Daniel Craig, Dakota Blue Richards, Eva Green, Jim Carter, Tom Courtenay, Clare Higgins, Sam Elliott, John Bett, Magda Szubanski, Hattie Morahan |
Produzione: |
New Line Cinema, Scholastic Productions, Depth of Field, Rhythm and Hues |
Distribuzione: |
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Data di uscita: |
14 Dicembre 2007 (cinema) |
“La bussola d’oro” prende ispirazione da “Queste oscure materie” scritto dia Philip Pullman.
Il mondo creato da Pullman è simile alla Terra dell’’800 nella quale, però, troviamo differenti situazioni geo-politiche e soluzioni scientifico-tecnologiche bizzarre.
E’ una fiaba densa di significati, ricca delle metafore e dei simboli che parlano efficacemente all’inconscio.
Poetica e misteriosa la figura del daemon, l’anima delle persone che, invece di essere “dentro” al corpo, gli cammina al fianco, sotto diverse forme animali, sinuose, goffe, minacciose, impaurite o coraggiose.
E’ una splendida e suggestiva immagine vedere esseri umani accompagnati in ogni momento da animali, in pace, amicizia e rispetto.
Nei bambini il daemon non è stabilizzato, ovvero non è un unico animale ma cambia natura, a seconda delle circostanze.
Lo scopo del Magisterum, rappresentazione della Chiesa, con connotazione apertamente negativa, è di separare i bambini dal loro daemon, prima che questo diventi un animale ben definito. In questo modo i bambini cresceranno come adulti “senza grilli per la testa” e si adegueranno all’autorità, abbandonando la propria libertà di scelta e di giudizio, diventando facilmente controllabili.
Ho trovato significativo il fatto che colei che cerca di impedire a Layla -la bambina prescelta per impedire la supremazia del Magisterium e lottare perché continui ad esistere il libero arbitrio- sia la madre.
Spesso accade che i genitori, anche inconsapevolmente, impediscano la realizzazione delle ambizioni e della volontà dei figli per i motivi più disparati: le ragioni profonde di questo comportamento sono molteplici e spesso intricate e vanno ricercate nel percorso di vita di ogni persona.
Layla ha come alleati una serie di personaggi eterogenei, quasi a voler sottolineare che non esiste un modo di essere e di vivere “giusto”, un omaggio alle diversità come ricchezza e risorsa.
Uno di questi è l’orso del ghiaccio corazzato, che viene catturato da esseri umani spregiudicati, che gli sottraggono la sua corazza e lo usano per i lavori più umili, “ricompensandolo” con alcool e così rendendolo dipendente da loro.
Quest’immagine mi ha fatto pensare che molti di noi spesso si privano dei propri talenti e non seguono le proprie aspirazioni, in favore magari di un posto di lavoro che può sembrare sicuro o redditizio, spinti in questa direzione sin da bambini, sia dalla famiglia che dal contesto culturale che ci circonda.
Può anche succedere che ci si adegui a questo percorso di vita per farsi accettare dal mondo che ci sta intorno, in un clima che ho l’impressione ci voglia sempre più una massa consumante indifferenziata, un mercato da soddisfare con ciò che viene proposto, invece che un’umanità che stimola il “mercato” stesso alla ricerca di ciò che la può soddisfare, mantenendo ben distinte le proprie preziose individualità.
Come l’orso perde la proprio corazza, molti esseri umani perdono la propria “magia”: la sensibilità, le capacità, l’intuito, il senso critico, la consapevolezza di ciò che si desidera e che di ciò che si è, seppellendo sempre più in fondo i propri talenti.
La speranza della libertà però è concreta e sta nel cercare di comprendere quali sono le nostre peculiari abilità e modi di essere e nel riconoscere sia i meccanismi del microcosmo che ci circonda (la famiglia, il lavoro, gli amici), sia quelli più ampi del nostro Paese, del mondo, sia quelli che ci hanno portato ad essere quel che siamo.
Si può in ogni momento cercare di cambiare il nostro modo di pensare, di agire, il nostro punto di vita sul mondo e, con un po’ di impegno, coraggio e forse fortuna, anche la nostra vita.
La realizzazione e la confezione del film sono quasi impeccabili anche se a tratti eccessivamente patinate (ma parliamo pur sempre di un blockbuster americano) e le quasi due ore in cui si svolge passano senza difficoltà.
Un neo è costituito dal finale aperto, reso necessario dal futuro aggancio ai due sequel , che difficilmente avranno lo stesso impatto del primo film, in cui il messaggio che si intendeva trasmettere è stato già espresso.
Michela Spano
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