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Vittorio Negretti

psicologo-psicoterapeuta
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 L'Isola del Tonal

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di CARLOS CASTANEDA
Ed.Superbur saggi 1°ed.1978

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La storia si svolge nel corso di una decina d’anni durante i quali Carlos, un docente universitario di etnologia, compie il proprio apprendistato da stregone presso Don Juan e don Genaro, due indios che vivono nel Messico centrale.
E qui la maggior parte degli eventi narrati hanno luogo: in una natura selvaggia e magica, nel chaparral (la macchia), dentro foreste di eucalipti, tra montagne imperiose, ruscelli ghiacciati e animali misteriosi.
In questo contesto il protagonista assiste ad avvenimenti strabilianti dentro e fuori di se, ode suoni inverosimili, vede fantastiche forme viventi, vive esperienze che spesso lo lasciano incapace di proferire parola ed apparentemente sul punto di morire.
Tuttavia una certa dose di umorismo viene usata dai suoi due insegnanti per alleggerire i momenti più drammatici.

Ritengo necessario un breve chiarimento sul termine ”stregone”, che viene comunemente usato per definire qualcosa di simile ad un mago, qualcuno che compie stregonerie.
Per chiarire che nell’”Isola del tonal”  il senso di questa parola è diverso, può forse bastare la definizione di don Juan che uno stregone è “un guerriero senza macchia “ il che significa tra l’altro fare al meglio tutto ciò che si fa, vivere nel momento, interrompendo il proprio dialogo interno.

L’insegnamento di don Juan prevede anche la comprensione dell’esistenza del tonal e del nagual, due forze che    co-esistono negli esseri umani e intorno ad essi. Suggestiva la spiegazione che ne viene data, in un ristorante messicano, dove apprendista e stregone si ritrovano davanti ad un piatto di fagioli.
In breve, tutto ciò che si trova sulla tavola è tonal, ovvero tutto ciò che conosciamo, compresi concetti astratti come l’anima, i pensieri, Dio.
Il nagual sfugge per sua natura alle definizioni ed è una forza pericolosa, delle cui manifestazioni si può solo essere testimoni e viene rappresentato come tutto ciò che sta intorno alla tavola.
 E’ don Genaro che ha il compito di “mostrare” il nagual a Carlos, che spesso esce atterrito da queste esperienze.

Molti episodi si potrebbero citare, molte le metafore attraverso cui si sviluppa l’apprendistato del protagonista. Cito per tutti l’episodio in cui don Juan si presenta a Carlos vestito di tutto punto con un elegante completo, anziché con i consueti abiti di un indio che vive nella foresta.
Non molto però di questo libro può essere descritto a parole, è forse meglio ascoltare le emozioni che suscita e notare i cambiamenti che potrebbero avvenire nella percezione del sé e di ciò che ci circonda.
Al di là degli avvenimenti narrati e di ciò che si può pensare sulla loro veridicità, credo che l’intento dell’autore fosse introdurre in chi legge il dubbio che la realtà, come siamo abituati a conoscerla nella nostra vita di tutti i giorni, non esiste.
E’ un concetto decisamente destabilizzante ma si può forse accettare più facilmente sotto questa forma: dal momento in cui nasciamo ci viene proposta una certa lettura del mondo da parte delle persone che ci circondano e  che è limitata dalle loro esperienze, dall’educazione ricevuta, dalle tradizioni, dalle percezioni sensoriali, ecc..

Sperimentare le idee espresse in questo libro è, a mio parere, molto utile per poterci permettere di avere diversi punti di vista su un medesimo avvenimento e per avere un rapporto più consapevole con il mondo, con noi stessi e con gli altri, oltre che per liberarci da alcuni problemi personali creati dall’idea di come “le cose dovrebbero essere”.

Michela Spano

 

Carlos Castaneda è nato nel ‘25 e morto nel ’98.
Ha scritto: “A scuola dallo stregone” (68), “Una realtà separata” (‘71), Viaggio a Ixtlan (72), Il secondo anello del potere (78), Il dono dell’aquila (83), Il fuoco dal profondo (85), Il potere del silenzio (88), L’arte di sognare (93), Tensegrità (97), Il lato attivo dell’infinito (98), La ruota del tempo (99)

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